E’ sabato sera e sono a Teatro.
Seduta (quasi) immobile
sulla poltrona n. 9 della fila E,
respiro silenziosamente
per lasciare ampio spazio
all’ascolto attento
dei dialoghi dei due attori
che sono lì giù davanti a me.
Non sento bene…possibile?
Mi sporgo un po’
con l’illusione di avvicinarmi al palco
per ascoltare meglio,
ma niente, anche l’acustica
probabilmente non aiuta.
Non si sente bene, accidenti!
Sento forti rumori di scena alle mie spalle,
mi volto per verificare…
La mia fantasia trova
improbabili motivazioni,
(inutili) giustificazioni:
non riesco a sentire bene perché fuori
piove a catinelle.
Ma poi perché le cerco, io?
Rimango incollata alla poltrona.
Non mi resta che accettare
l’inevitabile…
E ora che mi invento?
Mi faccio inebriare
i sensi rimanenti dai
(loro) movimenti,
e mi consolo un pò
intuendo i dialoghi
tra una parola (compresa)
e l’altra (incompresa),
il senso delle frasi
come si fa quando parli
con gli stranieri
di cui non conosci perfettamente
la lingua
Poi…
Ascolto ancora in assoluto silenzio:
perché quel respiro che ogni
tanto emetto con un filo invisibile di aria,
timidamente implode
facendo comunque un grande rumore.
Ecco questo per me è amore.
La prossima volta (però) scenderò
dalla poltrona,
e questa è una promessa
perché per gustarsi il teatro
e così anche l’amore
c’è bisogno
di chiara espressione
di grande respiro,
di perfetto volume
e (giusta) intonazione
di parole chiare inviate e
soprattutto ricevute.
E’ soprattuto questo, per me, amore.
Le Poesie di ADA – 29 e 31  gennaio 2017
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