Ascolto la notte dalle note di Sei. La chitarra in versione acustica mi fa tornare in mente quando moltissimi anni fa una mia amica ed io fondammo la band “Le Endless Dreams“. Io chitarra, lei pianoforte. Scrivemmo anche il testo di una canzone. Frequentai lezioni di chitarra, teoria e solfeggio per un paio di stagioni, con lezioni individuali presso L’Esagono – un Centro polifunzionale della provincia di Milano, ci andavo il sabato. Oltre a suonare, dovevo preparare anche dei testi da cantare. Ricordo ancora la sensazione dei miei passi sull’asfalto, e anche quella della fodera in cui era contenuta la chitarra…sbattere sulla mia gamba destra mentre attraversavo a piedi tutto il paese. Ero piuttosto timida, e mi rendo conto ora di come – invece – la passione per la musica – fosse più forte del giudizio. Non era facile, per me adolescente, attraversare a piedi il paese con gli occhi che mi scrutavano mentre mi recavo a lezione. Ho passato molti pomeriggi a suonare e cantare con la mia amica Betty, potevo sfogarmi, sognare, stare in compagnia e divertirmi in tutta leggerezza. Dopo il diploma mi sono trovata subito un lavoro estivo molto remunerativo e con cui ho potuto fare il mio primo viaggio a Parigi, e versare il contributo economico per i primi 3 mesi della scuola che più di ogni altra volevo frequentare in quel momento. Mi iscrissi al C.P.M. – Centro Professione Musica di Milano diretto da Franco Mussida. Feci il mio primo provino con il Docente Pietro La Pietra, e preparai un pezzo arpeggiato. Sentivo il cuore in gola, ma tanto non dovevo cantare e nemmeno parlare, dovevo solo sapere a memoria il pezzo, e far andare le mani sulla tastiera. L’ho fatto. L’emozione c’era comunque ed era tanta (la respirazione che pratico da 9 anni mi sarebbe tornata molto utile!), e Pietro La Pietra mi disse che proprio per le tipe come me, che si emozionavano molto, la memoria doveva essere infallibile, e anche il tempo di preparazione doveva essere maggiore che per altri tipi di persone. Comunque superai il provino e accettarono la mia iscrizione!! La chitarra elettrica che usavo per il corso me la prestò mio fratello Gualtiero, la sera in cucina quando tutti dormivano, con le cuffie, praticavo i miei esercizi. Riuscii a resistere un anno, poi lasciai la scuola – che era serale – con la scusa che ero stanca. Ed era vero, avevo 18 anni ed ero già al mio terzo lavoro, in Via dei Boschetti in centro a Milano, con ritmi piuttosto serrati, e la sera andare anche a scuola, era troppo per me in quel momento. Abbandonai quasi subito questo sogno. Due anni dopo regalai la mia chitarra classica alla fidanzata di mio fratello Claudio, tanto io non la suonavo più e sapevo che era in buone mani. I sogni, però, non si regalano. Ma io non lo sapevo ancora. Non ho più pensato di ripescare quel sogno (ne avevo molti, e molti li ho riacciuffati), perché praticamente per 30 anni ho concentrato tutte le mie energie nel lavoro, e successivamente nello studio e nella mia famiglia.

7 anni fa ho chiesto e ricevuto in regalo una chitarra classica, e ancora soggiorna in casa mia in attesa che io riprenda il coraggio e trovi il tempo per ricominciare daccapo anche questa mia antica passione.

Tanto oramai ho imparato a ricominciare. 

Prima però devo tagliarmi le unghie.

Mi domando: suonare è come andare in bicicletta, non si scorda mai?

Morale (della favola): i sogni non si regalano, il tempo scorre mentre le passioni restano e vanno coltivate.

Le Poesie di ADA

Ph. Anna Maria Ricci “Chitarra Zen”

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2 risposte a "Ascolto la notte dalle note di Sei"

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