Anna Mae Bullock in Arte Tina Turner in Proud Mary

Buonasera Followers, faccio una premessa a cappello del mio post ossia che condivido subito e con profonda schiettezza che questi pensieri non hanno la pretesa di essere analisi della situazione in generale delle donne e degli uomini, bensì una deduzione data dall’esperienza di Tina Turner.

Erano i primi anni 80, se non erro, quando Tina Turner scappò da un albergo americano in cui soggiornava durante una Tournee, dopo averle prese, per l’ennesima volta di “santa ragione” da “suo” marito attraversò lo stradone grande che separava due grandi catene alberghiere, chiese riparo ad un impiegato che la aiutò. Aveva cominciato a recitare Nam Myoho Renge Kyo da qualche tempo, e nel libro della sua autobiografia ufficiale che ho letto circa 25 anni fa si evince proprio che questo fu cruciale per lei, per la sua “liberazione”.

Si è liberata fortificandosi, dicendo NO alla violenza, dicendo SI al rispetto e all’amore di sé, lasciando perdere tutte quelle vocine che le dicevano che lei doveva occuparsi di tutto e tutti (“non riesco ad abbandonarlo” Tina Turner dice in lacrime alla sua amica Jackie) anche a discapito della sua felicità e la sua sanità mentale, come se lei dovesse passare in secondo piano. Si è liberata chiedendo aiuto, sfidando l’ignoto, superando la paura e guardando dentro di sé e trovando mille risorse tra cui il coraggio. Dal mio punto di vista, alla base c’è sempre l’Amore di sé.

Questa canzone, lo dice in un’altra intervista, rappresenta per lei, la Libertà. La propongo oggi perché il #25novembre si avvicina.

Credo che dovremmo tutte prendere esempio da lei. Trovare il coraggio di dire di SI a se stesse, al rispetto. Le donne sono forti, come gli uomini.

Solo se ci rispettiamo come donne ed esseri umani possiamo rispettare davvero l’altro. Solo se ci assumiamo totalmente la responsabilità della nostra vita, dei nostri pensieri e delle nostre azioni allora potremo considerarci “donne libere”.

Credo che sia importante favorire l’empowerment, l’autostima e l’autodeterminazione, il rispetto delle stesse senza se e senza ma, e la loro vera libera espressione.

Se vogliamo fare un salto di qualità, dobbiamo anche essere disposte a fare ciò che non abbiamo fatto fino ad ora, a cercare nuovi modelli. A fare davvero cerchio tra noi donne e uomini insieme. L’importante, infine, affinché ci sia un reale cambiamento – dal mio punto di vista – è ascoltarsi e avere una rete per non essere sole. E se ad un certo punto ci si ritrova sole, si può sempre contare su se stesse.

P.S. Io non sono Buddista, ma apprezzo tutte le forme di spiritualità esistenti che hanno come fondamento il rispetto della propria e altrui “divinità”.

E ora posso andare ad accompagnare mia figlia a “Ginnastica Artistica”…

Conciliare si può, basta volerlo.

Questa la parte del film in cui si narra il suo incontro col buddismo

Buona visione.

Anna Maria Ricci Giontella – Le Poesie di A.d.A.

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