“Il mio primo sguardo su Genova è stato come il disvelamento di un segreto, era lei a venirmi incontro lentamente, mentre, uscendo dalla stazione, cercavo di ritrovare un pò di lucidità per riflettere su quello che mi aspettava. Ad ogni metro che varcavo lei mi parlava di sè e mi invitava a non avere paura di scroprirla, arrivando in Italia mettevo un piede dentro me e quello che avrei visto non poteva in nessun modo ferirmi. Adesso non mi sentivo più in balia di una scelta non mia, guardando quei palazzi mi sembrava di averli disegnati io stessa, chissà quando e perchè, di fatto non potevo più nascondermi dietro la parola “straniera”. Chi è straniero? Io o la città che sta per accogliermi? Chi è lei per potermi giudicare, chi sono questi palazzi per essere considerati più importanti di me? Non c’è suolo che io calpesti che non rappresenti la mia terra, per il solo fatto che sono i miei piedi a donargli vita e le mie parole a dargli un senso. La storia di questa città non è altro che la cronaca di viaggiatori come me ed essa mi appartiene e mi circonda solo quando la abito insieme a loro. La mia vita, se mi ha portato fin qui, avrà qualcosa da esprimere, e se invece è stato solo un caso, sappiate, amici miei, che il caso regala anche belle sorprese.”
Elisabetta Vanni
Italia Novembre 2015
Stralcio del libro “Amira” Da Damasco in viaggio verso la verità (Fuoco Edizioni)
Ph. Genoa Pixabay.com 

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